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L o o p


Francesco Guccini


Canzone delle domande consuete


Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l'uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare parole in linguaggio d' azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei,
dicon tanto un silenzio e uno sguardo...

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani,
non parlare non dire più niente, se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani...


Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse,
come un prato coperto a bitume.

Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità...

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te,
aver tutto, ma non il domani...

Non andare... vai.. Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...

E siamo qui spogli in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove...

Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene",
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"
Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c'è ancora una città?

Se c'è ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone...
tanti anni e son qui ad aspettar primavera,
tanti anni ed ancora in pallone...

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di noi...

M o o n


moon phase
 


D i s c l a i m e r

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

*

Le frasi dei titoli della stragrande maggioranza dei post nonché del titolo del blog stesso appartengono alle song del signor Francesco Guccini, che stimo, rispetto, ma soprattutto venero.

*

Il template di questo blog si vede a meraviglia così come è stato concepito dalla sottoscritta con Firefox. Anche con Explorer, nonostante come browser sia una ciofeca e consiglio caldamente di cambiarlo. E' stato testato pure su Opera e Netscape e funzia pure con questi. Per gli altri nun so proprio che farci, provate con il Lourdes, sorry.

 

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11/02/2008
secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?

Anche i cinesi nel loro piccolo s'incazzano.

La scena è apocalittica: prenotiamo per le 21.30, arriviamo alle 21 e c'è una coda fuori dalla porta del ristorante cinese che manco per l'ultimo libro di harry potter. A. si offre come centravanti di sfondamento, va a parlare con la tizia e a chiedere numi. Ho una fame che non ci vedo e voglia di aspettare mi fa ciao ciao con la manina da lontano, ma l'idea di azzannare un raviolo al vapore mi solletica troppo.
Mezzora e tre sigarette dopo io e K. decidiamo di entrare, a vedere se con un paio di faccine pietose magari qualcosa si smuove. C'è Arcobaleno (nel sito c'è scritto così, io non c'entro), uno scriccioletto di non più di un metro e mezzo per una quarantina di chili, che dirige il movimento come un kapò nazista. Prende appunti (inutili, a quanto pare) sul quadernetto delle prenotazioni, incassa soldi, prende e distribuisce le ordinazioni per asporto, insulta in cinese i camerieri che sono lenti. Loro, poveracci, si incuneano tra i vari umani in attesa, gruppi di 2/5/10 persone che fissano insistentemente quelli seduti con un chiaro sollecito "e allora? vi muovete a mangiare? ve ne andate e liberate il tavolo?", ma la mole di gente è troppa.
Alle 22 inizio a spazientirmi, per distrarmi guardo gli umani accanto a noi. C'è una coppia, ipergriffata, ipertirata. La lei della situazione è arrivata da neppure 5 minuti e già frantuma les ballz in una varietà di modi che non sapevo manco potesse esistere. Continua a chiamare Arcobaleno "mi scusi, mi scusi", dopo che le è stato detto di aspettare due minuti. Si sposta, la insegue, si avvicina, la raggiunge alla cassa mentre quell'altra sta scrivendo e le dice
"Senti" (ma perché il tu?) "se c'è da aspettare più di 10 minuti noi andiamo, eh"
Arcobaleno neanche alza gli occhi, neanche la calcola
"Vai"
La tizia non capisce, c'è un gran caos, o magari non vuole capire, non sembra una a cui è stato detto "no" spesso nella vita
"No, dicevo, che se non c'è un tavolo nei prossimi dieci minuti me ne vado"
Arcobaleno non si scompone, strappa la ricevuta e la consegna e poi, alzando appena la voce:
"VAI"
La tizia si gira, sdegnata, richiama l'uomo parcheggiato lì vicino ed escono.

Applausi a scena aperta.
Standing ovation.
Gioco, partita, incontro.



(* L'avvelenata)


Scritto da Mari alle 03:37 | cose da fuori | link | commenti (3)

10/02/2008
la luce del giorno è un momento che irrompe e veloce è svanita: metafora lucida di quello che è la nostra vita

Apro i balconi e c'è un sole splendido, un cielo azzurrissimo.
Tira un po' di vento, di quelli che da queste parti si dice che tagli anche le orecchie, ma la sciarpa messa bene ripara a sufficienza.
Questo è uno di quei sabato mattina che ci si trova per andare in Prato, a vedere un po' le bancarelle del mercato, comprare un mazzo di fiori da disporre in centrotavola per il pranzo della domenica, a prendere una cioccolata calda nel primo bar utile, sparlare un po' della settimana appena passata, fare progetti per il sabato sera. 
E invece.
Gli occhiali da sole mi coprono gli occhi, ben bene. E non riesco a toglierli.
Anche in chiesa, anche quando mia madre mi dirà almeno tre volte di cambiarli non ci riuscirò per niente.
Io non piango davanti agli umani, non ce la faccio. "Possibile che niente ti tocca? possibile che sembri la donna bionica che non piange mai?". Gli occhiali da sole sono una delle invenzioni migliori del secolo.
Ci accoglie la sua foto, nell'epigrafe appesa fuori, in formato tessera, dove sorride appena.
Quegli occhi buoni, quegli occhi dolci.
Nonostante la mia chiesa sia parecchio grande, dentro non c'è alcun un posto libero nei banchi, la gente è in piedi in fondo. C'è un tripudio di fazzoletti, di occhi arrossati, di facce stravolte. E' un funerale, d'altronde.
I fiori sono tutti bianchi e gialli, come al loro matrimonio. Ceste, una marea di ceste con quei nastri che sono un pugno allo stomaco "mamma e papà", "la sorella", "gli amici", "i colleghi" e poi altri nomi. La più grande di tutte ha fiori solo bianchi e la appoggiano vicino al feretro. Io lo so che quella è da parte di lei. Lei , che arriva per ultima e nessuno in realtà presupponeva la sua presenza. Durante il segno di pace si stacca dal banco per andare ad accarezzare la bara. Vedova a 32 anni e incinta è un ossimoro, un'assurdità inconcepibile.
Durante la predica il prete della mia adolescenza ripercorre tutta la vita di D., dal battesimo, alla comunione, ai campiscuola, al gruppo giovani, il matrimonio, il battesimo della piccola e infine l'ultima chiamata a Dio.
Io non lo so se c'è un dio, quello dei cristiani meno che mai, ma è tutta la situazione ad essere inconcepibile. E' anche troppo semplice dire "perché? perché lui?" ma è l'unica domanda che serpeggia in giro per gli occhi che incrocio.
Occhi di un passato di una vita fa, di quando frequentavo tutti loro. C'è gente che s'è sposata, gente che s'è riprodotta, gente che ha i capelli grigi, che è ingrassata o dimagrita. Gente che non vedevo da almeno cinque/sei anni e che se non fosse stato per questo evento avrei continuato a incrociare magari per strada, ma niente più.
Mi affiorano i ricordi sepolti di lui e delle situazioni che lo riguardavano. Queste cose così definitive non le comprendo, non le accetto.
Mia madre inizia a piangere dopo 5 minuti dall'inizio della funzione e non smetterà più fino a casa.
Alla mia destra c'è il mio animatore, invecchiato, ma che mi trasmette sempre la stessa sicurezza di quindici anni fa. Mi aggiorna sulla prole, mi chiede come sto, come va. Ha sempre il sorriso dolce che tranquillizza, non l'ho mai visto segnato o turbato da quanto lo conosco. Persino lui crollerà e a metà funzione inizierà a piangere, gli era vicino, lo conosceva bene.
La piccola ha scritto un pensierino per il suo "adorato papà, che è andato a far compagnia agli angeli", sentirlo leggere è niente meno che straziante. Lei non c'è, a cinque anni hanno preferito tenerla lontana da tutto questo.
Dai suoceri arriva una lettera "tu per nostra figlia eri tutto il suo mondo e per un genitore non c'è niente di più bello che vedere la propria figlia felice", anche questa verrà letta da qualcun altro.
E' un dolore composto, forse è anche questo a rendere l'evento così straziante.
L'odore di incenso copre tutto, alla fine. Mi piace quell'odore, ma l'associazione con il contesto mi spezza il cuore. Mi spezza vedere tutte quelle famiglie distrutte. Mi spezza vedere lei così, ci si lega per un po' e poi ci si sfilaccia, la vita porta via, ma quel che si condivide rimane per sempre.
Mi assento spesso durante i vari passaggi. Mi si fissano dei dettagli, quelli che non c'entrano niente.
Le tende alle finestre della chiesa che si muovono a onda per il riscaldamento acceso. 
Quella orribile versione boteriana di maria et bambino, con il pargolo in piedi, bello rigido e compassato.
Le maniglie consumate del Montarbo a cui sono collegate le chitarre e i microfoni del coro, sempre lo stesso di 15 anni fa.
Il colore di capelli rosso assurdo della tizia davanti a me, che fa a pugni con la pelliccia fintovisone color fucsia.
Mia madre ogni tanto si aggrappa, ogni tanto le accarezzo le mani, le passo pacchetti di fazzoletti.
L'adesivo sul finestrino della mercedes nuova dell'impresa funebre dove è adagiato il feretro prima di andare in cimitero.

Eppure c'è un cielo splendido, fuori.



(* Autunno)


Scritto da Mari alle 02:28 | cose da dentro | link | commenti

06/02/2008
ed io mi sento solamente un punto lungo la retta lucida e infinita di un meccanismo immobile e presunto

- non la usi? me la presti quella maglia?
- tieni... fa un freddo cosmico, se non se la piantano di portarci in queste case senza riscaldamento denuncio la parrocchia per molestie su minori
- è un camposcuola, che ti pretendi
- sono stronza, va bene?


- dici che mi abbia vista?
- certo, in mezzo a quarantasette persone con motorini e biciclette spicchi proprio eh, soprattutto dall'alto del tuo metro e cinquanta
- ma mi ha guardata!
- per quanto? mezzo secondo?
- no no! un minuto!
- ma tutto intero?
- è troppo grande lo so, ma non ci posso fare niente, mi piace così tanto
- ma no, cinque anni non sono tanti... è simpatico e carino... non sta grande cima... ma ha anche la macchina, potrebbe tornare utile

- sei proprio stronza
- è un lavoro difficile



- hai sentito? si sposano
- maddai, ma davvero? alla fine ce l'ha fatta

- si, c'ha la testa dura, lei. l'ha tampinato finché ha ceduto
- ma no, l'ho visto io, la guardava da sempre, era dolce



- hanno avuto una bambina
- una sola? quando l'ho vista pensavo fossero almeno 5 da quanto rotolava

- ma era all'ottavo mese, poveraccia!
- e vabbè, ma stava raggiungendo la forma tonda!

- sei proprio stronza
- dove l'ho già sentita



- hanno cambiato casa, si sono decisi ad accendere un mutuo, aveva più senso
- beh, invece di buttare i soldi in affitto... comprensibile
- un appartamento, prima periferia, non lontano da qui
- beh, così possono sganciare la piccola dai rispettivi nonni, utile

- sei proprio stronza
- occhei, lo prendo come un complimento



- ho una brutta notizia
- ma una bella ogni tanto pare brutto? così tanto per cambiare e vedere l'effetto che fa?

- ieri sera lui ha avuto un infarto
- no. non è possibile. a 37 anni?
- aveva detto che stava male, lei ha chiamato l'ambulanza, sono arrivati i paramedici e lui è svenuto e poi morto davanti a loro. hanno provato a rianimarlo per un'ora e mezza... capirai... con lei in quello stato
- quale stato?
- non lo sai? è incinta, nasce a maggio
- ...
- la piccola non fa che chiedere del padre... a cinque anni non capisce perché non c'è...
- ...
- e ora è un casino anche col mutuo... poveraccia, una famiglia devastata...
- ...
- niente cattiverie da dire stavolta?
- ...



Ho finito le parole.
Ciao D.


(* Vite)


Scritto da Mari alle 22:57 | cose da dentro | link | commenti

01/02/2008
la tua libertà cercala, che si è smarrita

Se ne sentiva la mancanza, forse.
C'è la necessità di una versione italiana di Obama, di qualcuno che porti una ventata di speranza e di novità in questo paese dove un giorno sì e uno anche in tv ci sono i soliti noti (di vedere i faccioni di Fassino, Rutelli, Casini, Fini io davvero non ne posso più) che propinano discorsi sentiti millemila volte del "è colpa tua, no tua".
Ci dovrebbe essere qualcuno che porti freschezza, che porti magari le stesse idee riciclate, ma con parole nuove, che mi faccia ancora credere che andare a votare abbia un minimo di senso, raccontatemi un mondo utopico, ma raccontatemelo bene, che altrimenti mi sento solo una povera imbecille che va a perdere tempo per mettere una X invece di stare a casa a guardare l'erba che cresce.
Dicono l'antipolitica, eh, l'antipolitica è il Male, allontana, ma porcoggiuda, ditemi voi che speranza posso avere se Santoro con domanda diretta a Michele Vietti, vicesegretario dell'UDC, "candiderete Cuffaro?" la risposta che arriva è dopo mille premesse è "nulla osta..." come nulla osta? certo che osta, buffone, è stato condannato a cinque anni in primo grado, se non si fosse dimesso sarebbe stato sbattuto fuori dai pubblici uffici, il Senato della Repubblica non è considerato tale, va bene, ma è un circolo privato a parte? Vogliamo avere un minimo di morale in tutto questo. Non dico tanto, giusto un minimo tanto da non farmi sentire platealmente presa in giro.
E allora datemi delle facce nuove, anche delle regole nuove come vi pare, perché io nella Politica, intesa come la teoria e la pratica per il governo del paese ho fiducia. Ho fiducia in un popolo che democraticamente elegge i propri rappresentanti e questi poi s'adoprino per mandare avanti la baracca-italia, con tutte le sue contraddizioni, i suoi difetti e i suoi pregi.
Datemi qualcuno in cui sperare.
Se ne sente la mancanza, decisamente.
Ma non di una Cosa Bianca, una Rosa Bianca, un Cespuglio Arancione, un Platano Blu.
Di questi due che si uniscono e diventano quattro CC... per fare cosa? L'ennesimo partitino dagli 0.000e rotti voti? E magari nel frattempo qualcuno glielo dica, che nemmeno nel nome sono nuovi e/o originali.
Ecco, di questi due, proprio no.



(* La tua libertà)


Scritto da Mari alle 04:16 | cose da fuori | link | commenti (1)

30/01/2008
ma questo è soltanto uno scherzo di quello che giova in salute

Ultimamente ho sviluppato una sorta di dipendenza per i due canali culinari di sky "raisat gambero rosso" e "alice". Sono assolutamente affascinata dai vari chef che si avvicendano tentando di spiegarmi quant'è facile, quant'è economico, quant'è veloce cucinare dei piatti che all'apparenza si presentano molto gustosi. Rimango inchiodata al video come una falena alla luce e una qualche ricetta l'ho pure provata, con gran soddisfazione.
Nessuno si avvicina però allo sconcerto che provo quando compaiono i programmi importati dagli altri paesi: Michael Smith, canadese e Andreas Viestad, norvegese. Entrambi riescono a farmi passare automagicamente ogni infimo stimolo di fame, sono un aiuto prezioso per farmi seguire quella sottospecie di dieta che sto seguendo.

Andreas presenta piatti tipici della cucina norvegese, facendo vedere anche dei paesaggi mozzafiato dei fiordi. L'unica parte della scandinavia che mi manca è proprio il suo paese, l'intenzione di andarci c'è tutta. Un po' meno per gli abbinamenti di carne (l'ultimo prevedeva petto di quaglia con un concentrato di succo di mela) un po' di più per il salmone cotto in millemila modi diversi. Di quest'ultimo ho un ricordo particolamente vivido e nostalgico della versione finnica et svedese, suppongo che il cugino sia ugualmente eccezionale.
Sono rimasta particolarmente shockata quando ha presentato l'astice al dragoncello. Non tanto per l'abbinamento in sé, ma per l'efferatezza e la precisione della mannaiata alla testa improvvisa che ha dato ad un povero astice vivo.
"This has been proven to be the most humane way of killing crustaceans. Holding the lobster on a cutting board, plunge the knife into the head. Then pull the knife down and forward, splitting the front of the head in two; this kills the lobster instantly", ha avuto il coraggio di aggiungere.
Finora mi sono sempre approcciata all'uccisione dell'astice con un'indifferenza pilatesca: prendere una pentola con un tot d'acqua, portare ad ebollizione con coperchio, dare un addio composto all'astice che muove le zampette, aprire il coperchio, tuffarci l'animale e chiudere il coperchio.
Ripeto da sempre che le cose brutte è meglio non saperle.
Pensare di ghigliottinarlo per lungo è un'opzione che non rientra nei miei parametri, sarà umano per lui ma non credo di potermi riprendere dal trauma. Complimenti davvero a chi ce la fa.

Michael in particolare, con il programma Chef at home, è niente meno che posseduto dallo spirito degli abbinamenti carambolati. Nell'ultima puntata c'era una versione artistica della "polenta" che mi ha lasciata esterrefatta. Sono padovana, sono nata e cresciuta in una famiglia dove la polenta era presente praticamente una settimana sì e una anche, dove mia madre arriva a scofanarsi piatti interi di polentina bianca morbida e mio padre impazzisce per quella gialla abbrustolita con un po' di formaggio. Io vado pazza per quella gialla morbida abbinata al pesce fritto, specie quello piccirillo di laguna. Uno dei ricordi più vividi di mia nonna è di quando rimaneva in cucina a mescolare, mescolare, mescolare mentre io la aspettavo con i piatti pronti per essere riempiti. La polenta dalle mie parti è una religione e non si scherza.
Sentire una versione che comprende lo sbattere in una casseruola un soffritto di cipolla e aglio aggiungere mais alla panna (!), brodo di pollo (!!), aspettare la bollitura per aggiungere la farina di mais, mescolare un po' e poi mettere la pentola con il coperchio in forno per finire la cottura (!!!) mi lascia priva di ogni possibile commento.
Esterrefatta.
E senza manco un briciolo di fame.



(* I fichi)


Scritto da Mari alle 08:42 | cose dalla scatola tv | link | commenti

28/01/2008
nel freddo giorno d'inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento

FUGA DI MORTE

di Paul Celan


Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith



(* Auschwitz)


Scritto da Mari alle 04:34 | cose da dentro, cose di poesia | link | commenti (2)

25/01/2008
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa




di una delicatezza
di un'intensità
di una potenza
di una meraviglia
sconcertante



(* Incontro)


Scritto da Mari alle 02:54 | cose dalla rete | link | commenti

fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi

Post a numeri

4
i giorni passati tra roma e porto torres. che definire indelebili è un eufemismo, ho fatto cose, ho conosciuto gente, ho scoperto posti. mi si è spaccato il cuore in millemila pezzi e oltre.
ho pianto per un amico che se n'è andato a 26 anni, davvero troppo troppo troppo presto.
sono stati giorni densi, davvero tanto densi. al punto che quando sono tornata mi è sembrato di essere stata via almeno tre settimane

39.2
il grado massimo di febbre a cui sono arrivata negli ultimi 15 giorni. L'influenza è una rottura di palle, passarla inchiodata a casa con i miei è l'inferno in terra, tant'è che appena mi è appena appena scesa sono scappata alla velocità della luce. 

11
i giorni che passerò in malesia, a cavallo tra febbraio e marzo, riuscendo a perdermi in un sol colpo la serata degli oscar (Male) e Sanremo (Molto Bene). perché c'è sempre un viaggio da preparare, sennò come diav se ne esce da questa vita e poiché le altre me le hanno tirate giù prima che potessi vederle live, vado a vedere Le Petronas Tower, le attuali più alte del mondo.

7
i libri di Harry Potter letti in una settimana e mezza, e sì, compreso pure l'ultimo. Avevo la febbre, non potevo guardare la tv, ero bloccata a letto, tutti i libri che avevo in arretrato erano 100km più in là. Tutte pallide scuse per dire che non sono m'ha preso, ma ne sono rimasta travolta. Ho finalmente capito perché diav c'è tutto questo agitarsi intorno a un occhialuto con una bacchetta. Non sono diventata una potteriana di ferro, ma Piton ha avuto un ascendente pazzesco e sono entrata per direttissima in quelli che hanno trovato una scappatoia per un eventuale ottavo libro.

2
le ore passate in stato di shock quando ho saputo della morte di Heath Ledger. Avevo visto la commediola "10 cose che odio di te" giusto pochi giorni prima. Le cose così definitive mi lasciano sempre un senso di impotenza infinita.

0
le possibilità che davo a Prodi per salvarsi, e infatti. Ora le prospettive che si spalancano sono inquietanti. Tra andare al voto con questo sistema elettorale o avere il governo "tecnico" per un altro anno (tanto per arrivare a ottobre e dargli il tempo di prendere la pensioncina) sinceramente non saprei cosa scegliere. Stasera a Porta a porta Fini sembrava un avvoltoio gongolante che staccava pezzetti di carne a Fassino, che da un secondo all'altro stava per farmi un infarto. La gruccia ambulante s'è talmente alterata che ad un certo punto ha persino preso un po' di colore. Un miracolo.
Il senso di schifo per questa classe politica passa per le foto della pseudo rissa Barbato-Cusumano e quell'altro che mangia la mortadella. Questo è il Senato della Repubblica delle Banane. Altroché.



(* Canzone quasi d'amore)


Scritto da Mari alle 02:50 | cose da fuori | link | commenti (1)

29/12/2007
LO VEDI IL RUMORE DI FAVOLE SPENTE? LO SAI CHE NON SIAMO PIÙ NIENTE?

Da capo.
I traslochi sono utili per capire quanta zavorra del proprio passato tenere e quanta lasciare andare, quanto grande vuole essere la propria casa, da trascinare dietro come la famosa chioccioletta.
Io ho deciso di rimpicciolirmi, per arrivare all'essenziale.
Quest'anno è stato orribile, un'escalation di Cose Brutte da prendere e dimenticare, ergo si fa piazza pulita, si tira una linea sopra a tutto e si ricomincia da capo, via tutto l'archivio degli ultimi tre anni e mezzo di questo blog e tutto quel che è successo.
Perciò.
A chi ancora passa di qui: buona fine e buon inizio.
Ci si risente :)



(* Quello che non)


Scritto da Mari alle 02:09 | cose da dentro | link | commenti (12)

 

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Viviamo nell'oscurità, facciamo quel che possiamo, il resto è la follia dell'arte.

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